The nightmare that turned into an overdue letter

I had an awful nightmare the other night. I dreamed that I had an important conversation with my father and we didn’t agree on the topic, so it was slightly escalating into a sort of argument. But then at the top of our confrontation he was starting to feel unwell and ended up dying in my arms. I kept on calling his name, dropping on my knees under his weight, hoping he had just fainted, but in vain. That feeling of profound pain and despair remained with me all day, even at breakfast time dealing with the kids and then getting them dressed; in the tube on my way to work; whilst chatting with my work colleagues, whilst picking up the phone or replying to e-mails…

I had the sudden realisation that all my life my mother had been constantly taking over the relationship between my father and myself, since she is always so needy, jealous, self centered. Since my relationship with her is not great, the echoes of that nightmare made me notice that, for instance, I generally don’t do much for my parents because I have the impression she does not ‘deserve’ it: she asks too often, hence I don’t feel free to give spontaneously. I even rarely call my father mainly because I don’t want to speak to her. And last time I tried and asked to speak with him alone on the line she refused to hang up the other telephone, making a drama on why she did not understand what she could not be part of, what did we have to hide from her!

I have decided to write my father a letter to try and make amend for not making the effort to really connect with him just because she is around him all the time and I find her so difficult to deal with. It is about putting healthy boundaries between me and her, it is about trying a new way to communicate that feels safe for me and respectful of them, rather than giving up altogether. She is currently away in France so I have decided to burn a DVD for my father with all the past 6 months of family videos my husband and I take every day with our phones and tablets when something funny or special happens in our house, so he can taste the flavor of true joy through his grandchildren. And when I put words together to express to my father how I felt after that nightmare, this is what I came up with (it is in Italian I am afraid 🙂 ). I am not expecting to change things miraculously in one letter only, but at least I hope I did not have that nightmare for nothing.

Londra, 19 Maggio 2015

Ciao papà.
Questa lettera ti coglierà forse di sorpresa, l’ultima volta che ti ho scritto è stato per il tuo compleanno nell’Ottobre del 2009 credo, un biglietto di Simpè, ricordi? Eri appena rimasto orfano di tutti i tuoi fratelli, poco dopo aver dato in sposa la tua unica figlia nel corso di una festa celebrativa che credo tu abbia molto apprezzato…

Oggi ti scrivo perché la notte scorsa ho fatto un incubo orribile, che non riesco a scrollarmi di dosso neanche adesso che sono sveglia da diverse ore, al lavoro, nella fretta della mia routine quotidiana… Ho sognato che stavamo avendo una discussione e nel mentre eravamo in disaccordo ti sentivi male e morivi fra le mie braccia. L’angoscia mi pervadeva e continuavo a chiamarti nella speranza che tu ti riprendessi, invano.

E’ strano perché la prima cosa che ho pensato, al di la’ dell’immenso dolore e sconforto, e’ stato che come sempre ti sottraevi al confronto con me, questa volta in maniera così definitiva, decidendo di morire pur di non continuare la conversazione con me, pur di non ascoltare a cuore aperto quello che avrei voluto dirti.

Ho l’impressione che tutti questi anni di vita padre-figlia siano girati un po’ troppo intorno a mamma, ai suoi umori, ai suoi sentimenti feriti, ai suoi bisogni. Lei è sempre così in necessità di aiuto, di comprensione, di attenzioni, che mi pare abbiamo finito col trascurare la nostra relazione. Sembra che qualsiasi cosa ci sia fra di noi debba avere la sua approvazione, il suo controllo o che comunque non debba danneggiarla. Come se l’avvicinarci noi desse a lei la sensazione di metterla in pericolo, probabilmente per insicurezza, non saprei.

Quello che so e’ che quel sogno mi ha lasciato con l’amaro in bocca di non fare abbastanza per riuscire ad entrare in contatto con te, ma con quel te più profondo racchiuso nei tuoi 100 gusci protettivi, tu che sei così introverso ed impenetrabile nel tuo dispiacere, che fai il pagliaccio ma isoli il più profondo della tua anima dagli altri..

Vorrei per esempio riuscire a farti capire quanto sarebbe importante per te mettere un apparecchio per l’udito invece di tagliarti piano piano fuori dal mondo… A mio parere aiuterebbe a mantenere il tuo intelletto attivo ed il tuo spirito aperto a quello che succede intorno a te.

Mi piacerebbe riuscire a farti dimenticare l’età che hai, tu che dici, da quando hai 50 anni, a chi ti chiede come stai: ‘si invecchia’ o ‘gli anni si fanno sentire’ oppure ancora ‘si tira avanti’. Sono 20 anni che tiri avanti e sei ancora qui, qualche acciacco ma ancora bello funzionante, specie se tu facessi il confronto con i tuoi coetanei.. Quindi chi ti impedisce di tirarne avanti altrettanti? Solo la tua testa potrebbe davvero fermarti se continui solo a pensare a quanti anni di vita sono già passati, alle occasioni mancate invece che alle opportunità future…

Per esempio insegnare gli scacchi a Riccardo, ne andrebbe pazzo. Per esempio venire a scoprire come l’eredita’ del fratello a cui tanto eri legato ci ha aiutato a formare finalmente un nido stabile tutto nostro. Per esempio vedere di persona quella che è la mia vita adesso, per vedere se corrisponde a chi pensavi che sarei potuta diventare quando mi guardavi da bambina…

Vorrei raccontarti di come, dopo tutte le volte che mi ha consigliato di essere felice piuttosto che avere ragione, io credo di averla trovata questa gioia, la pace interna che penso anche tu, forse anche lo zio S., siete andati cercando per mari e monti. Così sapresti che non è stato tutto invano, che di quella ricerca resterà qualcosa negli occhi della figlia della figlia della figlia, come diceva la tua poesia, specie ora che una nipotina ce l’hai per davvero. Perché la felicità si impara, per quanto incredibile possa sembrare: e’ un modo di vivere, non una meta, ed ho tutte le intenzioni di passarla anche ai bambini, la assorbiranno per osmosi, dato che i figli non si ricordano di quello che consigli loro di fare ma principalmente di chi sei e come affronti tu stesso il tuo viaggio personale.

Vorrei portare via tutte le paure dal tuo cuore, narrarti di come ho trovato Dio, saziando la mia sete di spiritualità, senza che mi unissi a nessun credo in particolare, senza che tu debba immediatamente preoccuparti che qualcuno mi abbia fatto il lavaggio del cervello o che ora versi soldi in banca a qualche setta, senza temere che mi faccia indottrinare da sconosciuti. Infatti non è nulla di tutto ciò, esiste una spiritualità al di fuori delle strutture, perché quel Dio l’ho trovato dentro di me, e non ha bisogno di nessun intermediario, non ci sono riti da osservare, non ci sono manovre politiche da operare, non servono contributi e donazioni per comprare un posto in paradiso.

Vorrei mostrarti quella fede di cui tanti parlano e che tu hai visto solo sporca di ipocrisia nella Sicilia degli anni sessanta e la farsa che è ancora oggi in Italia in generale. Si tratta solo di avere la consapevolezza, quando qualcosa non va secondo le mie aspettative, che non mi devo angosciare, che esiste un piano dell’universo, che mi aspettano cose migliori, che qualcuno mi protegge così bene come lo ha fatto finora, e tutto andrà a finire per il meglio, anche se non è il finale che immaginavo. Anche solo l’acquisto di questo appartamento ne è la prova lampante. Io che ho lottato per anni per riuscire a comprare prima e non ci sono mai riuscita, non sapevo che questo potere superiore mi voleva portare qui adesso e non prima, al momento giusto, nella posizione perfetta ed in una casa che più bella e più funzionale non potevo davvero sognare…

Ti scrivo tutto questo e so che ti colpirà anche se non ho l’arroganza di pensare che riuscirà anche a cambiare le cose radicalmente. Magari solo un po’, come il paniere nel pozzo dello zio N. (quanto ci manca lo zio N.) che non porta su l’acqua ma comunque si bagna. E nello stesso tentativo ti mando foto e video della nostra vita negli ultimi 6 mesi per farti assaporare questa gioia e tentarti a mangiare anche tu dallo stesso piatto.

Con queste parole ti lascio per ora, ti voglio bene e spero di riabbracciarti presto, con immenso affetto, tua figlia.

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