About marriage, 6 years ago, 6 weeks before getting married

I know I should probably not post something in Italian, as if most of my public is English speaker only, they will not be able to understand a word from my text below! However, I recently found this old note of mine posted on my Facebook profile in May 2009.

I remembered indeed having written an apology for marriage at some stage, but when I read it again the other day I was astonished! I couldn’t believe what I was reading: I liked every bit of it to the core and I just realized how wise I was already at the time, despite I had never lived a married life before or been a mother yet. My ideas around what a healthy couple should sound like have not changed an inch and despite I gave it a few tries, I did not feel I would be able to translate it in English without loosing its true meaning and lowering some of its beauty (sorry for lack of modesty, it feels like it was someone else who wrote it as I struggle to believe I was that writer 6 years ago!).

I hope lots of you out there who happen to read my posts now and then may be coming from Italy as well as me or have lived there, I don’t know, in their uni years for instance, as often people say to me, and can still remember a bit to understand this post. And if you don’t speak a word of Italian, but you always wanted to learn the language of Florence and the Renaissance or the original receipy of Spaghetti Bolognese (to mention a few of the many reasons you may like Italy), this is the right way to start by trying to decifer my text 😉 so I really hope you won’t mind me making an exception…

Apologia del matrimonio

Questa nota e’ dedicata a tutti quegli amici che almeno una volta mi hanno domandato come mai mi sposo, o comunque perche’ cosi’ giovane (ma e’ anche per tutti quelli che lo hanno pensato e non hanno mai osato chiedermelo).

Per chi al solo sentire il verbo ‘sposarsi’ ha le vertigini, e la parola matrimonio gli ricorda espressioni del tipo “la tomba dell’amore”, “il resto della vita davanti alla tv”, “la fine della liberta’ “, vorrei ricordare brevemente il significato di questo termine e contestualizzare nei secoli il senso di questo atto. Alla voce ‘matrimonio’ su Wikipedia si legge che:

Con il termine matrimonio si intende un legame fra due persone finalizzato alla formazione di una famiglia. La parola “matrimonio”, secondo una visione diffusa, deriva dal latino matris munus, “compito della madre”, ovvero anche matrem munere, “proteggere la madre”. L’etimologia indicherebbe una relazione diretta tra l’alleanza d’amore dei due (uomo e donna nel contesto originario – anche se oggi in alcuni paesi economicamente evoluti esiste anche il matrimonio fra omosessuali) ed il compito della maternità/paternità che da essa scaturisce.
[…]
In molti casi la definizione del matrimonio passa per la legittimazione giuridica, sociale o religiosa di una relazione fra due individui che potrebbero anche già aver contratto di fatto questo genere di legame. Le motivazioni che portano all’ufficializzazione formale di una relazione sono di vario genere e solitamente non sono uniche: motivazioni sentimentali o sessuali che necessitano di un’approvazione sociale o religiosa, motivazioni economiche, patrimoniali o politiche che invece richiedono una legittimazione giuridica e quant’altro.

Ora, da tale definizione, si evincono due punti fondamentali:
a. Il matrimonio rappresenta una tutela per i figli che nasceranno all’interno della coppia, dato che questa istituzione e’ nata appunto proprio con tale finalita’.
b. Il matrimonio non e’ altro che una formalizzazione ed un’ufficializzazione di un rapporto generalmente preesistente, per tanto non altera in nessun modo le condizioni all’interno della coppia, se non per quanto riguarda lo sguardo che la societa’ porta su di essa dall’esterno.
A questo punto devo specificare due cose importanti, che renderanno la risposta alle vostre domande chiara e lampante, basata sulla definizione stessa del matrimonio che ho appena esposto.

Io ritengo che Giacomo sia gia’ mio marito. Non so quando lo sia diventato. Non conosco il giorno preciso di questo passaggio. So solo che 3 anni e mezzo fa siamo venuti ad abitare a Londra insieme, da soli, a migliaia di chilometri dalle nostre famiglie e dai nostri amici piu’ cari e di lunga data. Che sono stati anni dagli alti e bassi, che ci siamo sostenuti, scontrati, ma che ce l’abbiamo fatta sempre, da soli e in due.
Sposarci fra 6 settimane in comune significa solo mettere nero su bianco qualcosa che e’ gia’ cosi’ nella realta’. E vuol dire anche volere un riconoscimento ufficiale agli occhi di tutti di questa situazione, fargliene prendere atto se non ne erano al corrente.
L’altro punto importante e’ che e’ sempre stato nei nostri progetti personali (ognuno per conto suo anche prima che ci conoscessimo) di avere un giorno dei bambini. Se e’ vero, come lo e’, che il matrimonio rappresenta una tutela per la custodia dei propri figli, allora e’ la cosa giusta da fare, va contratto prima che essi siano in arrivo.
Detto tutto questo, francamente, devo confessare che io proprio non capisco su cosa si basi questo terrore del matrimonio tanto diffuso nella nostra generazione. Prendiamo un caso alla volta.

Se uno per esempio ha paura che con il matrimonio cambi tutto, allora si ritorna al punto b: il matrimonio e’ una formalizzazione di una situazione gia’ esistente, che in nulla viene modificata dalla sua ufficializzazione.
Quello invece che si potrebbe dire e’ che uno ha paura che tutto cambi perche’ in realta’ non e’ cambiato niente nemmeno dopo il matrimonio. Cioe’ il legame che univa quelle due persone non era veramente profondo neanche prima. Quindi queste due persone non erano marito e moglie ne prima ne dopo il matrimonio, ma non avevano la forza di guardare in faccia la realta’. Hanno lasciato che gli eventi decidessero per loro, invece di fare un’attenta e sincera analisi della realta’. E con l’ufficializzazione, questa precedente lacuna nella relazione, si rende piu’ evidente agli occhi di tutti e dunque anche dei propri, cioe’ dei protagonisti. Potrebbe essere il caso dei personaggi del famoso film ‘L’Ultimo Bacio’ di Muccino.
Oppure, si potrebbe invece dire che uno ha la sensazione che il matrimonio cambi la coppia dall’interno, anche se non e’ cosi’. Dato che il matrimonio comporta l’ufficializzazione della relazione e quindi lo sguardo che gli altri portano su quelle 2 persone in quanto adesso sposate, il problema potrebbe essere dovuto piuttosto all’incapacita’ di gestire il peso del giudizio degli altri. Questa sorta di intromissione degli altri, di impossibilita’ di scappare o nascondersi da loro, farebbe venire il panico riguardo alle proprie scelte, anche se maturate in modo convinto prima che la sfera degli affetti e delle famiglie fosse implicata. A questo proposito mi viene in mente ‘Caso Mai’, un film degli anni ’90 con Fabio Volo e Stefania Rocca, efficacie sul tema dell’influenza degli altri sulla coppia stessa.

Un altro timore potrebbe essere il fatto che si e’ consapevoli che la persona con la quale viviamo una relazione potrebbe non essere quella giusta per noi. Quindi, anche nella migliore delle fedi, si ha il timore di fare il grande passo perche’ non si hanno le idee chiare su quello che si prova veramente e non si ha nessun desiderio di paternita’/maternita’, o non si ha ancora un’opinione a riguardo. A questo riguardo non c’e’ molto da dire, il dubbio e’ comprensibile. A mio avviso le linee guida ed i criteri da applicare per avere delle risposte piu’ convincenti sulla natura della propria relazione sono i seguenti:
1. Avere caratteri diversi: spesso uno dei due ha quello piu’ accomodante, e l’altro quello piu’ difficile. Come si dice, gli opposti si attraggono. E si aiutano anche, spesso.
2. Avere gli stessi valori, gli stessi obbiettivi, gli stessi progetti, gli stessi interessi, o comunque una buona parte di questi in comune. Non tutto perche’ e’ bene anche condividere delle cose con altre persone all’esterno, come la famiglia e gli amici.
3. Conoscere molto bene se stessi: accettare i proprio limiti, essere consapevoli dei propri punti di forza, avere coscenza dei propri problemi psicologici e delle tendenze caratteriali.
4. Conoscere molto bene l’altro: accettare i suoi limiti, essere consapevoli dei suoi punti di forza, avere coscenza dei suoi problemi psicologici e delle tendenze caratteriali.
Una volta queste condizioni presenti, ogni contrasto, ogni litigata puo’ essere facilmente ricollegata sull’asse buona fede o cattiva intenzione. Sapendo cosa spinge l’altro a comportarsi in un certo modo, si determina subito se l’obbiettivo e’ quello di ferire, se la questione e’ insanabile o se c’e’ un momentaneo contrasto involontario ma inevitabile di mentalita’. Del resto non si puo’ andare d’accordo su tutto. Se pero’ i problemi che sorgono sono troppi e di frequente, c’e’ una differenza caratteriale forse troppo importante. A tal proposito mi viene in mente il film ‘Il Velo Dipinto’ tratto da una novella Inglese ambientata nel 1925.

Io non so come andra’ a finire fra di noi, non dico che la mia relazione con Giacomo sia perfetta. E non posso nemmeno giurare che il nostro matrimonio non scaturira’ mai in un divorzio al 100%. Ma il punto e’ proprio anche questo: uno oggi si sposa con la sensazione che il fallimento di tale tentativo sara’ una cosa insormontabile, che non e’ accetabile mostrarsi fragili o nel torto davanti al coniuge o al resto della famiglia e degli amici.
Ma che sara’ mai? Se poi va male, mica muore nessuno! Ci si separa e non se ne parla piu’… E’ un peccato che sia andata male, e’ vero, ma almeno ci si e’ provato! L’importante e’ avere la coscienza a posto e sapere che:
a. Il matrimonio non era un bizza, era una scelta ponderata e consapevole, un progetto comune, l’idea di costruire qualcosa in due…… Nel momento in cui si e’ accettato di vivere quest’avventura, nulla poteva far prevedere un esito negativo, quindi non si ha colpa.
b. Nel corso della relazione si e’ fatto tutto per salvare il rapporto senza ne’ annichilirsi ne carneficizzarsi. Si e’ stati sinceri con se’ stessi e con l’altro, si e’ chiesto scusa quando era necessario, si e’ preteso delle scuse quando era altrettanto necessario.
Ma se non funziona anche con tutto questo, pace! A volte le persone nel corso degli anni cambiano e nessuno poteva presagirlo. Se pero’ uno non ci prova mai, non lo sapra’ mai oppure direttamente si precludera’ la possibilita’ di vivere un matrimonio felice. Se non ci scommetti tu con sincerita’ sulla tua coppia, chi ci deve scommettere? Insomma, chi non risica non rosica!

Per finire voglio aggiungere un’ultima cosa. Capisco che per certe persone sia difficile anche solo immaginare di riuscire a costruire qualcosa di fondato e di solido con un’altra persona. Questo perche’ sono stati circondati da esempi negativi di coppia, magari a cominciare da quello piu’ importante, cioe’ dei genitori.
Potrebbe anche essere che non riescono a farlo perche’ non hanno avuto un buon rapporto con i primi con cui si costruisce una relazione speciale, la mamma, il papa’, un fratello o una sorella. Oppure hanno avuto delusioni d’amore troppo forti in passato per ricominciare a credere nella bonta’ di un sentimento. Sono troppo fragili e sensibili per restare impermeabili e rendersi conto che se qualcuno ti fa del male, il problema e’ suo, non tuo.
A queste persone puo’ risultare difficile credere che possa esistere un affetto vero, una preoccupazione incondizionata perche’ l’altro stia bene, e non riescono a volere essere legati ad una persona, perche’ li spaventa l’idea stessa di aver bisogno di qualcuno, abituati come sono a farcela da soli. Uscire da questa fortezza di illusionaria autonomia non deve essere facile.
Io ho avuto la fortuna di avere sempre qualcuno che si occupasse e si preoccupasse per me, e la fortuna di poter fare altrettanto con loro. Quindi non mi posso immaginare una vita senza un legame simile. E non posso immaginare la mia esistenza senza poter ridare in cambio ai miei figli, in quanto madre, le stesse cose che ho ricevuto quando la figlia ero.
Per cui mi chiedo: quando i miei genitori non ci saranno piu’, chi e’ che si prendera’ cura di me se non Giacomo? Come i miei hanno accompagnato il mio cammino dalla mia infanzia fino ad ora, voglio avere un compagno di strada per gli anni che verranno, piuttosto che rimanere sola. E voglio essere la compagna di strada di qualcuno. Quel qualcuno io l’ho gia’ scelto. Non posso avere la certezza assoluta che sia il qualcuno giusto. Almeno avro’ fatto di tutto perche’ lo sia.

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